Tradurre la moda: la nostra esperienza con un brand italiano
Sappiamo di non essere sempre presenti sul nostro blog, ma abbiamo deciso di cambiare rotta e iniziare a raccontarvi qualcosa in più sul nostro lavoro di traduzione quotidiano. Oggi, perciò, vi portiamo dietro le quinte di uno degli ambiti in cui siamo specializzate nel corso degli anni: la moda. Condivideremo con voi un’esperienza particolarmente stimolante con un cliente leader nel settore degli accessori in pelle, mostrandovi come abbiamo affrontato alcune sfide traduttive.
Il nostro rapporto con questo brand si basa sulla traduzione di materiali molto diversi: dai comunicati stampa che annunciano nuove collezioni o collaborazioni alle newsletter per i clienti, passando per il materiale promozionale per vetrine e campagne online, e le schede tecniche di alcuni prodotti. Lavoriamo principalmente con l’inglese e l’italiano, ma non mancano progetti in altre lingue come tedesco, spagnolo e cinese, per citare le più frequenti. Spesso, inoltre, ci viene chiesto di tradurre dall’italiano verso queste lingue, per questo, collaboriamo con una rete di revisori madrelingua esperti. Garantire che ogni traduzione suoni naturale nella lingua d’arrivo è fondamentale per la risonanza di un brand: grazie al supporto dei nostri collaboratori possiamo curare ogni dettaglio e sfumatura di significato per consegnare un lavoro non solo accurato, ma anche pienamente efficace nel catturare l’essenza del messaggio originale.
Di recente, abbiamo lavorato su un progetto importante: la traduzione di un manuale destinato al personale di vendita. Non si trattava di un semplice elenco di procedure, ma di una vera e propria guida alle buone pratiche, con consigli su come interagire con i clienti e suggerimenti per stimolare gli acquisti, evitando situazioni spiacevoli. Garantire la coerenza del tone of voice del brand è stata una delle sfide più complesse.
Nel manuale, infatti, si utilizzava spesso l’imperativo esortativo per dare indicazioni, mantenendo un tono amichevole e mai troppo autoritario. Ad esempio, frasi come “Rendiamo lo Store dinamico e attivo” o “Aiutiamo i colleghi a riordinare” trasmettevano regole, ma senza mai risultare troppo impositive. Inoltre, l’uso costante del “noi aziendale” creava un forte senso di appartenenza e condivisione.
Tradurre tutto questo in inglese, dove l’imperativo esortativo come lo usiamo noi semplicemente non esiste, ha richiesto una profonda modulazione delle sfumature linguistiche. Il nostro obiettivo era mantenere la necessità di dare istruzioni, ma senza cadere in un tono eccessivamente categorico. Per risolvere il problema abbiamo optato per l’uso del modale “should”, combinandolo, quando possibile, con il “we aziendale” o con il pronome “you” che ha un valore collettivo e impersonale. Ad esempio, “Rendiamo lo Store dinamico e attivo” è diventato: “We should keep the Store dynamic and active.” Oppure, “Aiutiamo i colleghi a riordinare” ha trovato la sua perfetta resa in: “You should help your colleagues tidy up.”
Queste e altre scelte strategiche ci hanno permesso di veicolare il messaggio originale con la stessa efficacia e il medesimo impatto sul destinatario, adattando le necessità comunicative del brand alle specificità della lingua inglese. Se questo articolo vi ha incuriosito, continuate a seguirci: nei prossimi vi porteremo alla scoperta degli altri settori in cui operiamo!
Traduce da inglese e francese.
Fa parte del team di Parole Migranti.
