Tradurre il gusto: la nostra esperienza con un hotel di lusso
Dopo avervi portato a scoprire il mondo della moda a giugno, oggi vi facciamo conoscere più da vicino un nuovo ambito in cui operiamo nel nostro lavoro di traduzione quotidiano. Per questo mese, in piena atmosfera di vacanze, abbiamo scelto di portarvi dietro le quinte di una collaborazione particolarmente “appetitosa”: quella con un hotel di lusso, situato in una località di mare italiana, e il suo rinomato ristorante.
Il nostro rapporto con questa struttura dura da qualche anno: in questo periodo ci siamo occupate, ad esempio, della traduzione del suo sito web, con il dettaglio dei servizi offerti e delle caratteristiche che lo rendono unico, ma il cuore della nostra collaborazione riguarda soprattutto i menù del ristorante ospitato al suo interno. Per le traduzioni in ambito gastronomico lavoriamo principalmente con due lingue: italiano e francese, la lingua prediletta dalla clientela internazionale dell’hotel.
Come potrete immaginare, tradurre un menù è un compito che richiede una buona conoscenza della cultura e della gastronomia della lingua di arrivo. Nei vari testi su cui abbiamo lavorato non sono mancate le sfide traduttive che oggi vogliamo condividere con voi insieme a qualche consiglio, frutto dell’esperienza maturata nel tempo.
Una delle prime riguarda l’ortografia dei piatti, specialmente quando si tratta di specialità italiane. Nomi come “spaghetti” o “ravioli”, pur essendo ormai internazionali, tendono spesso ad acquisire una “s” finale in francese. Un’altra peculiarità è l’uso delle preposizioni: dove noi diciamo “risotto con gli asparagi”, il francese preferisce risotto aux asperges. E negli elenchi di ingredienti, predilige l’eliminazione delle preposizioni a favore di una semplice virgola, per una resa più fluida ed elegante.
Cosa fare, poi, con gli ingredienti tipici o regionali? Se l’ingrediente è il punto forte del piatto, è meglio mantenerlo, ma se può generare confusione, è bene accompagnarlo con una breve spiegazione. Ad esempio, una “carne di fassona” può diventare boeuf fassona du Piémont, per aggiungere contesto e valorizzare l’origine. E chi in Francia sa cosa sono i “friggitelli”? Meglio specificare che si tratta di petits poivrons doux per evitare smarrimenti e invitare alla scoperta di nuovi sapori.
Altre insidie si celano nei falsi amici: la nostra “panna” non corrisponde alla crème fraîche francese, e la “senape” italiana ha caratteristiche diverse dalla moutarde d’oltralpe. Lo sapevate? In questo tipo di traduzioni, considerando soprattutto l’ambiente esclusivo a cui sono rivolte, ogni termine va soppesato e ogni scelta verificata.
Per affrontare queste sfide e garantire una traduzione impeccabile che esalti ogni piatto, il supporto di un revisore madrelingua è insostituibile. Solo un occhio esperto può cogliere ogni sottigliezza, assicurando che il menù non solo sia corretto nella lingua di arrivo, ma anche invitante e fedele allo spirito della cucina italiana, parlando correttamente alla clientela internazionale.
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