Una fiaba per Natale: «Gli animali riconoscenti» di Ludwig Bechstein

Per questo Natale abbiamo scelto di riscoprire una fiaba poco conosciuta, ma dal fascino intramontabile: «Gli animali riconoscenti» tratta dal Deutsches Märchenbuch di Ludwig Bechstein. Sebbene non sia una storia natalizia in senso stretto, tocca temi profondamente legati a questo periodo dell’anno: il dono disinteressato, la gratitudine e la misericordia – virtù preziose che spesso dimentichiamo, ma che dovremmo coltivare per diventare persone migliori.

In questa storia, una scimmia, una biscia d’acqua e un serpente salvano un pellegrino dalla morte per ripagare un atto di gentilezza ricevuto. Un’inaspettata lezione di amicizia e riconoscenza che arriva dal mondo animale, raccontata con l’eleganza tipica delle grandi fiabe ottocentesche tedesche.

Un’occasione per scoprire il talento di Bechstein, autore ancora poco noto in Italia, ma degno di essere annoverato accanto ai più celebri fratelli Grimm, che – siamo sicuri – sarebbero lieti di veder risplendere una fiaba di un collega così illustre.

Ringraziamo Anna Maria Ferrari per la traduzione e per averci segnalato l’autore e fatto riscoprire quest’autentica chicchetta.

Buona lettura!

 

«Gli animali riconoscenti»

C’era una volta un pellegrino che viaggiava per il paese e un giorno, percorrendo un sentiero nel bosco, giunse a una buca profonda nel terreno: una trappola per lupi. Si accorse che dentro c’era qualcosa di vivo e appena guardò giù vide un uomo, un orafo, e insieme a lui c’erano una scimmia, un serpente e una biscia d’acqua: tutti e tre erano caduti all’improvviso nella buca. Allora il pellegrino pensò tra sé: abbi misericordia dei bisognosi e proteggi l’uomo dai suoi nemici. Così gettò una corda nella buca e ne tenne un capo saldo in mano per tirar fuori l’orafo, ma la scimmia saltò lesta, si arrampicò e con un salto uscì. Il pellegrino gettò la corda un’altra volta e allora la biscia ci si avvolse attorno e salì. La terza volta il serpente afferrò la corda e venne fuori. I tre animali ringraziarono il pellegrino per la sua bontà e gli dissero: «Vogliamo ricambiare il bene che ci hai fatto, e se un giorno ti troverai nei paraggi, potrai contare su di noi: saremo pronti a servirti con ogni mezzo. Ma attento: non fidarti di quell’uomo laggiù, poiché nessuna creatura al mondo è più ingrata di lui. Questo abbiamo imparato e vogliamo dirtelo così saprai come comportarti!»

Con ciò i tre animali si separarono dal pellegrino, il quale però pensò di fare il suo dovere giacché gli uomini devono aiutarsi gli uni gli altri. Gettò di nuovo la corda nella buca e tirò fuori l’orafo. Questi lo ringraziò con molte parole per la pietà e la misericordia ricevute, lo invitò a fargli visita nella residenza reale in cui abitava e se ne andò.

Cammina cammina, un bel dì il pellegrino arrivò nei pressi della residenza e nel luogo in cui abitavano la scimmia, la biscia e il serpente. Questi ne furono felici e la scimmia portò frutta e fichi freschi al pellegrino che era esausto. La biscia gli indicò una grotta fresca e confortevole in cui fermarsi a riposare e si mise di guardia mentre dormiva, perché nessuno osava addentrarsi là dove dimorava la grande biscia. Il serpente, invece, si intrufolò nel castello e rubò alcuni gioielli d’oro, li diede al pellegrino in segno di grande stima, ma non gli disse dove li aveva presi. Quando il pellegrino lasciò gli animali, andò nella città reale e fece visita all’orafo: gli mostrò i gioielli e gli offrì di comperarli. L’orafo vide che appartenevano al re, ma tacque, e andò dal sovrano ad annunciare di aver catturato il ladro che aveva rubato i suoi gioielli. L’orafo ricevette perciò una lauta ricompensa e il re mandò le guardie a catturare il pellegrino che fu picchiato e condotto al patibolo per essere impiccato. Lungo la strada l’uomo ripensò all’avvertimento degli animali e sospirò forte: «Oh, animali fedeli, se solo avessi seguito il vostro consiglio, questa disgrazia non mi sarebbe mai capitata!».

Guarda caso, il serpente abitava proprio sulla strada che portava al luogo dell’esecuzione e udì il lamento dell’innocente sventurato. Intristito dal senso di colpa, pensò a un modo per aiutarlo. Poiché il giovinetto figlio del re veniva accompagnato per quella strada affinché assistesse alla punizione del ladro, il serpente strisciò e lo morse sulla gamba che divenne subito gonfia. Tutto il popolo impietrì dallo spavento e, con la massima urgenza, furono chiamati dottori e astrologi perché aiutassero il giovane come possibile. I dottori portarono la triaca, un medicinale decantato contro i morsi dei serpenti che tuttavia non fu di alcun aiuto. Invece gli astrologi lessero nelle stelle che il pellegrino condannato a morte era innocente e il figlio del re chiamò a gran voce: «Portatemi qui il pellegrino, che posi la mano sulla mia ferita e io guarirò!»

Allora il pellegrino venne condotto al cospetto del re che gli chiese delle sue venture e lui gli raccontò fedelmente ogni cosa: degli animali che erano stati così buoni e riconoscenti con lui e dell’ignobile ingratitudine dell’orafo che aveva salvato dalla morte. Quindi levò le mani e gli occhi al cielo e implorò: «Oh Dio onnipotente, come è vera la mia innocenza, così è vero che, posando la Tua mano, guarirai quest’uomo!» E in un batter d’occhio il figlio del re fu di nuovo sano. Quando il re lo vide, il suo cuore fu lieto e pieno di gioia. Onorò il pellegrino con doni preziosi, gli lasciò anche tutti i gioielli per cui l’uomo aveva tanto temuto di morire, e al suo posto fece impiccare l’orafo per punirlo della sua grande e nera ingratitudine.

 

Traduzione dal tedesco di Anna Maria Ferrari, revisione di Cristina Galimberti

 

Ludwig Bechstein (Weimar, 1801 – Meiningen, 1860) è stato un letterato, archivista e bibliotecario di corte del ducato di Sassonia-Meiningen. In Germania è molto famoso per le fiabe che ha raccolto nel Deutsches Märchenbuch (1845) e nel Neues Deutsches Märchenbuch (1856), ma è stato uno scrittore prolifico e ha composto anche saghe, poesie, racconti storici, diari e resoconti di viaggio.

 

Anna Maria Ferrari vive a Cagliari dove si è laureata in Lingue e letterature straniere. Lavora nell’azienda di famiglia e traduce dall’inglese e dal tedesco. Ha frequentato i corsi di traduzione collaborativa di Parole Migranti e nel 2023, per le riviste Specimen e Lunario, ha tradotto rispettivamente Manicomio di Gayl Jones e Al di là del ruscello di Björn Potulski. È ospite del blog Il ponte delle parole dove cura una piccola rubrica di letteratura tedesca.

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