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Thomas Bernhard: due lettere inedite dall’epistolario con il suo editore

Le lettere qui pubblicate sono tratte dallo splendido e ricchissimo carteggio, purtroppo ancora inedito in Italia, tra Thomas Bernhard e il suo editore Siegfried Unseld. Nelle circa 500 lettere spedite tra il 1961 e il 1989, anno della morte di Bernhard, si sviluppa un monumento alla storia della cultura e dell’editoria ma anche una grandiosa opera romanzesca e teatrale che è di volta in volta tragedia e commedia. Il libro contiene la storia del rapporto esclusivo tra due esseri umani che lottano accanitamente tra loro trascinati da una stessa passione, quella per il libro. «I libri più belli si fanno da soli», dice Bernhard in un’intervista (L’origine sono io).

La traduzione in italiano è opera del gruppo dei dodici corsisti che hanno partecipato al nostro webinar Trans-ducere: testi oltre confine, organizzato lo scorso ottobre: Arianna Pagano, Silvia Palermo, Silvia Benetollo, Daniela Lozza, Giulia Zabarella, Giulia Munari, Irene Orlandazzi, Felicita Ratti, Ludovica Bascarin, Roberta Calamita, Elisabetta Ilaria Limone, Francesco Conte. Un ringraziamento particolare va alla relatrice Anna Ruchat che ha curato la traduzione e ne ha concesso la pubblicazione.

Thomas Bernhard, Briefwechsel mit Siegfried Unseld, Suhrkamp 2009

*   *   *

In questa lettera si parla delle bozze del romanzo Correzione, uscito in tedesco nel 1975, in italiano nel 1995 nella traduzione di Giovanna Agabio.

[335]

Ohlsdorf

22. 7. 75

Caro Siegfried Unseld,

l’errore della sua lettera del 15 è di averla scritta e spedita troppo tardi, ma la lettera contiene l’osservazione che Correzione le è «caro», cosa che lei non si azzarda ad affermare direttamente ma solo indirettamente; comunque sia, ne sono felice perché da moltissimi anni nessun essere umano mi dice più che quello che faccio gli è caro. Questo mi risarcisce per gli anni e anni di fango di tutti i critici messi assieme.

Le bozze sono corrette e partono con questa lettera per Francoforte e io le chiedo due copie dell’impaginato.

Ci vogliono molti elementi integri per stare due mesi senza commenti! É però una bella cosa che lei mi consideri tanto solido.

Oggi non mi soffermerò su tutti i punti della sua lettera, ne possiamo parlare qui il 3 di agosto. Una sola cosa, la prego di non spedire ora nessun contratto né a Salisburgo né a Vienna, lo facciamo poi in ottobre o novembre!

Che anche lei sia un essere umano è chiaro, e che essere umano! E quindi che essere umano! E che casa editrice!

Per quanto riguarda le bozze di Correzione, non ne ho mai viste di così splendidamente impaginate e la prego di comunicare all’impaginatore la mia ammirazione per questo suo formidabile e quasi inconcepibile sovrumano lavoro! perché io naturalmente conosco il manoscritto, è un’impresa esemplare. E la prego di far pervenire all’impaginatore di Correzione a mie spese (quindi a carico del mio conto!) una bottiglia di Champagne! E non dimentichi la prego questo mio desiderio!!!

Naturalmente pensavo che lei verrà, come da me richiesto, il 3, con la terza e la quarta rata. Ma venga, come sempre, di buon umore a Ohlsdorf.

In perfetta forma, con i più cari saluti

Thomas B.

Premessa: la malattia di cui Bernhard soffre per tutta la vita è una malattia polmonare, una forma di tubercolosi che poi si trasforma in sarcoidosi. Il fratellastro Peter Fabjan (figlio della madre) si occuperà di lui fino alla morte e sarà anche il suo esecutore testamentario. Per mantenere la malattia sotto controllo Bernhard trascorse gran parte dei suoi inverni in climi temperati in particolare in Spagna e a Palma di Mallorca (cfr. Monologhi di Mallorca – interviste con Krista Fleischmann). Alberghi, ristoranti e caffè sono per Bernhard i luoghi della scrittura.

Il “limbo letterario” al quale Bernhard dice di esser sfuggito è lo scandalo, il processo e la conseguente requisizione del romanzo Holzfällen 1984 (A colpi d’ascia, 1990, traduzione di Agnese Grieco).

 

[476] Carta da lettere dell’Hotel Plaza Madrid

Madrid

16 novembre 84

Caro Siegfried Unseld,

mio fratello, che è un medico e internista eccellente, cosa che non ho mai detto a lui come lui non ha mai detto a me che sono a mia volta un grande scrittore, mi ha proposto, per la mia vecchia faccenda, una nuova terapia al cui scopo mi sarei dovuto ricoverare in una clinica di Vienna. Ho pensato, invece che nella clinica

di Vienna posso andare a Madrid e farla da solo questa terapia. Ho cominciato la terapia ieri dopo la colazione al Ritz e l’ho proseguita dopo il pranzo sempre lì, in quello che è probabilmente il miglior albergo al mondo, e già dopo una «cena artistica» nello stesso meraviglioso Ritz, accanto a un’amica «artistica», una compagna di studi di trent’anni fa, ho potuto osservare il primo cosiddetto effetto collaterale: mi è venuto un bel capogiro non appena ho messo piede al orrendo Plaza, prima di mezzanotte. Questi capogiri mi erano stati annunciati da mio fratello e quindi non mi hanno in-quietato, mi hanno solo in-citato a scriverle queste righe.

È probabile che il Ritz di Madrid sia davvero l’apoteosi del settore alberghiero contemporaneo: ma se alloggiassi al Ritz il compito della mia vita andrebbe distrutto. Lì non potrei scrivere una sola riga, tutt’al più potrei essere in grado di scrivere a Lei una richiesta di onorario nell’ordine di grandezza del Ritz. Pensavo, potrei stare qui, in questo Plaza e lavorare come già facevo fa all’Emperador. Ma questa era un’idea sbagliata. Così, mentre ancora mi trovavo al Ritz, ho fatto prenotare per domani un volo per Palma dove sarò appunto domani. Amo Madrid quanto Palma, ma nel mio stato attuale Madrid non è praticabile, Palma forse. Vedrò. Quando sono arrivato qui venerdì pensavo di essere sfuggito a un limbo letterario, alla tempesta del processo viennese e in generale a tutti i diavoli degli inserti culturali che imperversano sul Danubio. Se riesco a resistere ancora un po’ senza perdere la lucidità, potrò vivere in piena consapevolezza l’esperienza che nessuno dei miei libri venga più distribuito in Austria. E che anche quelli prodotti e pubblicati lì non vengano più venduti in Austria. E che nessuna opera teatrale venga mai più rappresentata da me a Vienna. Minetti ha avuto il suo più grande trionfo proprio nel momento in cui io ho subito la più amara sconfitta. Così si riassume in una sola frase quello che mi riguarda, la mia situazione letteraria in Austria com’è naturale. I miei libri e le mie opere teatrali devono appartenere al mondo intero, non però all’Austria. Per sempre! I libri sono figli, gli scrittori sono padri. Se uno dei figli di un padre letterario viene maltrattato e oltretutto nel modo più rozzo, il padre letterario dovrà proteggere gli altri suoi figli da un simile rozzo maltrattamento, dovrà semplicemente toglierli dal giro, là dove imperversano rozzi e rozzissimi maltrattatori.

Lo spagnolo fa bene alle mie orecchie.

Vienna la amo, come lei ben sa, Madrid mi calma. Dopo la deviazione della calma a Madrid, a dicembre tornerò, come ho fatto già tante altre volte, a Vienna. Ma domani* vado a Palma per dare comunque alla terapia il necessario slancio e il giusto clima. Sostituirò il fragore della città da quattro milioni che è Madrid con il fragore del mare.

Se non altro posso viaggiare dove voglio. Questo dona alla mia testa la massima libertà. Nelle prossime settimane la medicina principale della mia terapia sarà il lavoro.

Con grande affetto al mio geniale editore, all’Editore che non è un Conditore, come la maggior parte, come quasi tutti

Thomas Bernhard

*oggi stesso!

 

Qui potete ascoltare la versione teatrale del carteggio. Questa lettera si trova al minuto 47:35.

 

 

Cristina, Ilaria, Martina