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Come concentrarsi nella lettura? Conoscendo meglio la distrazione

8 secondi - Lisa IottiIspirandomi a 8 secondi. Viaggio nell’era della distrazione (il Saggiatore) uscito di recente in libreria, vorrei lanciare una sfida a voi chi state leggendo: potreste faticare e leggere l’intero articolo – e magari poi, perché no, procurarvi il libro e andare avanti –, oppure cedere alla tentazione di  guardare subito l’interessantissimo Ted Talk [1] realizzato dall’autrice, “spoilerarvi” il contenuto del saggio e risparmiare tempo senza che al vostro cervello venga chiesto un minimo sforzo. Allora cosa scegliete?

Se siete ancora qui è perché forse volete provare a resistere a quella tentazione. Forse avrete notato quanto è difficile riuscire a completare un capitolo sfuggendo alla bramosia di controllare lo schermo del telefono, la casella mail, le notifiche sui social. Allora vi interesserà sapere che il saggio è stato scritto da Lisa Iotti, autrice di docufiction, reporter e inviata di Presadiretta (Rai 3), proprio con l’intenzione di indagare le conseguenze dell’uso quotidiano delle tecnologie digitali. Per parlare di questi cambiamenti, la giornalista ha raccolto materiali da diverse fonti, ma quella che spicca di frequente, e distingue il libro da molti altri a tema, è la sua esperienza diretta nell’ambito dell’iperconnessione.

Già dalle prime parole entriamo nelle modalità descritte in 8 secondi, un saggio narrativo sincero fin da subito in cui l’autrice si racconta senza pudore, ammettendo crimini commessi per non contrastare la sua assuefazione al digitale. Il libro si apre sul ricordo di uno scomodo e frettoloso viaggio in auto; Lisa Iotti doveva raggiungere una località sperduta per partecipare a un misterioso ritiro. Questa «nuova vita analogica», destinata a durare alcuni giorni, l’avrebbe portata a rinunciare allo smartphone e meditare in compagnia di alcuni esperti. L’autrice confessa di aver provato un senso di nervosismo implacabile e racconta come il tentativo di ascesi sia miseramente fallito. La cattiva notizia: è il classico sintomo di una crisi di astinenza. La buona invece, è che succede a molti e Iotti si avventura in un’indagine sulla contemporaneità, a partire in primis da sé stessa.

L’animo intraprendente della giornalista si rivela soprattutto nella straordinaria capacità di raccogliere testimonianze delle più varie. Nei suoi viaggi si è trovata spesso a confrontarsi con esperti di tecnologie digitali, all’interno di università prestigiose, arrivando anche a sottoporsi ad alcuni esperimenti; durante le sue ricerche, ha avuto la possibilità di parlare con alcune delle menti che hanno fatto della Silicon Valley un vero e proprio centro di potere, come ad esempio Wilson Williams, ex stratega di Google, ora a Oxford. Pentito dell’high tech (come molti altri, scovati nel saggio), ha deciso di passare dall’altro lato e di denunciare gli aspetti problematici dell’iperconnessione. Spiegherà a Lisa Iotti che l’unico obiettivo delle grandi compagnie digitali: «è tenere l’utente il più possibile connesso, perché è così che guadagnano»[2] e come questo avvenga.

Come direbbe il famoso motto al centro di un popolare documentario a tema intitolato The social dilemma, «Se non c’è guadagno, il prodotto sei tu». Williams prosegue il suo racconto: «Google, Facebook, Instagram, tutte le piattaforme fanno soldi vendendo la nostra attenzione a inserzionisti, che a loro volta cercheranno di venderci qualcosa che con buone probabilità compreremo, perché è proprio quello di cui ci hanno fatto capire che abbiamo bisogno»[3]. Forse non saranno rivelazioni sconvolgenti, ma da quando – si chiede l’autrice – abbiamo accettato di barattare la capacità di attenzione senza decidere consapevolmente?

Oltre a sollevare numerose domande, sono molte le informazioni che si distendono nelle pagine, accostate al racconto di episodi personali sullo sfondo di una Roma che funge spesso da ispirazione per introdurre gli argomenti. Un’altra parte corposa della bibliografia viene dagli studi di neuroscienze. La giornalista, infatti, raccoglie una serie di studi che spiegano cosa succede nel cervello, quando viene “rodato” per usare nuove funzionalità e trascurarne altre, producendo effetti tangibili sulle nostre abitudini, come la tendenza a skippare, a passare immediatamente ad altro.

Al di là degli aspetti più scientifici, accuratamente riportati nel testo e integrati da esempi e spiegazioni alla portata di tutti, il libro risulta piacevole anche perché non è un irritante manuale di self-help di chi ce l’ha fatta, piuttosto un’accurata testimonianza di una persona che, al contrario, non crede nelle «svolte palingenetiche» e nelle facili soluzioni. Il testo tocca diversi altri argomenti: i cambiamenti nella postura, i nuovi disturbi muscolo scheletrici e gli effetti che scatenano sull’umore, fino ad arrivare all’insorgere dell’ansia in relazione alle dinamiche dei social network. È interessante capire come funzionano i meccanismi che ci portano ad avere voglia di scambiarci i like e come essi agiscano sul nostro umore e sulle nostre vulnerabilità. In un certo senso, la posizione argomentativa del testo può essere vicina a quella di TrickMirror. Le illusioni in cui crediamo e quelle che ci raccontiamo, raccolta di saggi della celebre giornalista del «New Yorker» Jia Tolentino, pubblicato in Italia da NR Edizioni. La posizione sui social di Tolentino è vicina a quella di Iotti perché entrambe non si chiamano fuori dal problema, anzi. Parlano proprio di se stesse e delle proprie nevrosi per portare alla luce le implicazioni negative dell’iperconnessione.

Prendiamo invece la patologia che tanto assilla chi ama leggere: il blocco del lettore. L’Italia è un caso molto particolare, siamo i terzi al mondo per numero di dispositivi tecnologici a persona, preceduti soltanto dalla Corea del Sud e Hong Kong, due paesi avanzatissimi sul fronte tecnologico rispetto al rinomato digital divide di cui si è parlato tanto anche quest’anno a proposito della nostra penisola. Inoltre, stando all’Istat: «Quattro persone su dieci hanno letto almeno un libro per motivi non professionali nel 2017. Sei persone su dieci, cioè più della metà del paese, non hanno letto nemmeno un libro nell’arco di un intero anno, se non per motivi scolastici o di lavoro»[4]. Anche se i due fenomeni possono sembrare sconnessi, quando si afferma che il più grande competitor del libro è lo smartphone non si vuole semplicemente recitare una chiosa sentenziosa, ma porre l’accento sugli effetti negativi quando le due attività entrano in competizione fra loro e, che riguardano anche procedimenti fisiologici importanti da conoscere per tentare di salvare l’abitudine di leggere libri.

Per chi avesse la curiosità di avere un assaggio e scoprire quali siano tali processi, si può sintetizzare dicendo che i tipi di lettura che si svolgono sui dispositivi rimandano alle modalità di «skimming, leggere superficialmente; skipping, saltare parti di testo; browsing, navigare; scrolling, il movimento con cui velocemente scorriamo la bacheca dei social o in generale tutto ciò che troviamo online»[5]. Lo scrolling riesce a comprimere scritti più lunghi in una porzione ristretta, lo schermo, ma finisce per spostare di continuo le coordinate spaziali delle parole, «sbriciolando la nostra memoria visiva»; quando invece, nella lettura su pagina (anche di e-book), si memorizza automaticamente la posizione delle parole rilevanti in un testo, per aver modo di riprenderle in seguito.

Per risolvere il “problema”, sarebbe utile non progettare lo scrolling, ma passare da pagina a pagina, come nel caso degli e-reader. Mentre su smartphone e PC non è possibile, non perché sia  complesso, dal punto di vista tecnologico, concepire questo tipo di fruizione della pagina, ma perché Internet è attualmente sviluppato per farci scorrere sul testo e per attirare l’attenzione dei lettori sul dispositivo e non sulle parole. Per chi avesse trovato tali processi affascinanti, lo saranno ancora di più gli studi sull’eye-tracking svolti mentre vengono letti i libri. Ad esempio: «This is your brain on Jane Austen» usato per monitorare i movimenti degli occhi sulla pagina e sullo schermo. O le ricerche sulla mappatura delle diverse aree cerebrali per registrare le diverse reazioni emotive di fronte all’inciampare di Emma Bovary e molte altre chicche interessantissime descritte nei capitoli dedicati alla lettura.

Quindi, come possiamo tenere a bada questi meccanismi involontari? Proviamo a seguire l’ordine di complessità di azioni da intraprendere per contrastare la dipendenza: disattivare le notifiche, entrare in modalità aerea, lasciare il telefono in un’altra stanza, eliminare le app dei social, lasciare il telefono in auto, a casa, fino a entrare in un eremo e isolarsi per arrivare a sperimentare una vera e propria crisi di astinenza, come ha fatto la stessa autrice. Sui vantaggi e svantaggi di un rigido digital detox si sofferma davvero a lungo, ma forse è il caso che ognuno valuti in autonomia quali sono le soluzioni più idonee; senz’altro, è più che mai urgente portare l’attenzione sui cambiamenti, soprattutto dopo un periodo prolungato in cui la connessione forzata è stata l’unica via di comunicazione con l’esterno. 8 secondi si offre come spunto per meditare, osservare e provare a valutare i nostri comportamenti quotidiani  per arrivare a una nuova consapevolezza. Con l’anticipo che il caro Marcel Proust sarà presente nelle pagine del saggio, grazie alle sue intuizioni letterarie confermate anche dalle neuroscienze, è utile affrontarne la lettura, non tanto per dividere i gesti in buone e cattive abitudini, ma per capire meglio come riprenderci un tempo che iniziamo a pensare di aver perduto.

Lisa Iotti, 8 secondi. Viaggio nell’era della distrazione, il Saggiatore 2020, p. 248

 

Articolo di Valentina Barisano

 

 

 

 

 

Note:

[1] https://www.ted.com/talks/lisa_iotti_otto_secondi

[2] Lisa Iotti, 8 secondi. Viaggio nell’era della distrazione, Il Saggiatore 2020, p. 47.

[3] Ivi, p. 48.

[4] Ivi, p. 181.

[5] Ivi, p. 186.

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