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La voce dell’altro: Olga Tokarczuk

Intervista a Barbara Delfino

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Abbiamo conosciuto Barbara Delfino due anni fa, durante L’impero al crepuscolo, un workshop di traduzione letteraria dal russo che abbiamo organizzato a Milano in collaborazione con Emanuela Guercetti. Barbara traduce dal polacco e dal russo e, per Bompiani, ha tradotto I vagabondi di Olga Tokarczuk, vincitrice del Premio Nobel per la letteratura 2018. Barbara è inoltre direttrice di un premio letterario, il Premio Polski Kot, che si tiene tutti gli anni a Torino, nel mese di marzo, all’interno del Festival Slavika.

Tutte le volte che un autore o un’autrice vince il Premio Nobel per la letteratura è inevitabile o forse è una deformazione di noi traduttori? gioire anche per chi ha contribuito a portare quella voce in Italia. E quindi non ci siamo fatte scappare l’occasione di fare due chiacchiere con Barbara, che ha gentilmente risposto alle nostre domande.


Come hai conosciuto Olga Tokarczuk? È una scrittrice che hai proposto tu a una casa editrice facendo scouting, oppure te l’hanno commissionata?

Ho conosciuto la prosa di Olga Tokarczuk ai tempi dell’università. Durante le esercitazioni di traduzione la lettrice ci ha proposto uno dei suoi racconti e ne sono rimasta subito molto affascinata. Ho pensato che era un peccato che in Italia non fosse ancora tradotta, così una volta laureata ho iniziato a proporla alle case editrici italiane con una linea editoriale adatta ad ospitarla in catalogo. Le mie numerose proposte non sono mai state prese troppo in considerazione, poi un bel giorno (a fine del 2017). Bompiani la scopre alla Fiera di Londra, io vengo a sapere dall’agente della Tokarczuk dell’acquisizione dei diritti da parte di Bompiani di un suo romanzo e non perdo tempo a comunicare la mia disponibilità per la traduzione.

Hai avuto la possibilità di dialogare e confrontarti con lei mentre traducevi? Pensi, in generale, che sia una cosa utile?

Olga ha veramente un rapporto particolare con i suoi traduttori. Non perde occasione per affermare che per lei sono dei veri e propri coautori, quindi come si può immaginare è molto disponibile in caso di richiesta di chiarimenti. Inoltre dice che quando va a presentare un suo libro in un paese straniero vorrebbe il suo traduttore sempre al suo fianco, perché solo così si sente “completa”. Insomma, essere una sua traduttrice è veramente una gran fortuna!

Olga Tokarczuk è molto attiva anche politicamente nel suo paese, la Polonia. Quanto è presente questo aspetto nei suoi scritti, e quanto è stato difficile tradurli?

Olga e la sua profonda e complessa personalità sono continuamente presenti nei suoi scritti. È immancabile la presenza di animali e di una natura viva, elemento attivo della narrazione (è un’attivista ambientalista). Numerose sono le riflessioni sulla storia del suo paese, sul concetto di democrazia, sulla presenza e assenza di confini; superate le prime sensazioni di straniamento si entra nella sua scrittura e si procede senza difficoltà.

Foto Delfino

Te l’avranno chiesto in tanti, ma concedici una curiosità: come ti sei sentita quando hai scoperto che Olga aveva vinto il Nobel? Ti senti un po’ Olga anche tu? Le hai prestato la voce, dopo tutto…

Ho seguito l’annuncio dei vincitori in diretta sul sito del Premio Nobel. La scena è stata abbastanza buffa perché appena è iniziato il comunicato in svedese, lingua di cui non capisco nulla, io cercavo solo di carpire qualche nome tra quelli che erano i favoriti e quando ho sentito quello di Olga Tokarczuk… Be’ prima di realizzare cosa stava succedendo ho dovuto riascoltare l’annuncio nella versione inglese. Cinque minuti dopo e per i due giorni successivi il cellulare non mi ha dato più tregua. Non voglio immaginare il suo!

La stima che provo nei suoi confronti è talmente grande che non oserei paragonarmi a lei, diciamo che l’intesa tra noi è molto buona e che faccio veramente di tutto per rendere al meglio la sua scrittura in italiano.

Pensi che possa cambiare la tua carriera dopo questo riconoscimento?

La mia speranza è quella che venga dedicata più attenzione alla letteratura polacca in generale, una letteratura ricca e molto europea che potrebbe riservare veramente delle belle sorprese. È anche vero che il polacco è una lingua difficile da comprendere e che quindi servirebbe un intenso lavoro di traduzione, per il quale io mi rendo disponibile 🙂 

In un panorama editoriale così impervio e, soprattutto, incerto, cosa diresti a un giovane temerario che si vuole iscrivere alla facoltà di traduzione?

Come dico sempre, quello del traduttore è un vero e proprio lavoro, serve passione ma anche molto rigore. Come tutti i lavori ha i suoi lati positivi e negativi, non bisogna farsi troppe illusioni ma neanche arrendersi subito. Bisogna provarci e avere tanta pazienza.

Raccontaci i tuoi progetti in cantiere.

Ho iniziato da pochi giorni a lavorare su un nuovo libro di Olga Tokarczuk, un romanzo storico di quasi mille pagine. Ma la prossima settimana sarò negli uffici Bompiani dove, dicono, avremo molte cose di cui parlare. Prevedo belle novità per i prossimi mesi!


Grazie di cuore, Barbara, e ancora congratulazioni per il tuo splendido lavoro!

Cristina, Ilaria, Martina

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