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L’importanza di far il traduttore

Hai la faccia onesta di uno che si chiama Ernest. Sei l’onestà, anzi, che dico, l’ernestà fatta persona!

Mercoledì scorso abbiamo aperto le porte del nostro salotto di traduzione per la seconda volta. Dopo Tolstoj, abbiamo battezzato la traduzione di un altro grandissimo classico della letteratura: The Importance of Being Earnest, di Oscar Wilde. A maggio 2019, infatti, è uscita per Feltrinelli la nuova traduzione di Antonio Bibbò con il titolo L’importanza di far l’onesto, e noi non abbiamo saputo resistere: dopo varie peripezie per accordarsi sulla data (Antonio vive in Irlanda), siamo riuscite a portarlo sulla poltrona gialla di Via Stoppani insieme a Franca Cavagnoli, che ha guidato l’incontro. E da dove potevamo partire, se non dal titolo? Per la prima volta nella storia delle traduzioni italiane dell’Earnest, quel being è diventato “far”. Questo perché, spiega Bibbò a Cavagnoli e al resto del pubblico, l’Earnest è una commedia dall’identità mutevole, e mutevole deve continuare a essere anche il suo titolo. Senza contare che “fare” è un verbo performativo, e i personaggi – come ricorda lo stesso Wilde – recitano sin dalle prime battute. Il lettore modello, per ora,  non è una compagnia teatrale, ma l’Earnest è pur sempre un’opera destinata a essere letta ad alta voce. La dicibilità, seppur fittizia, sottolinea Bibbò, deve quindi essere marcata: «L’oralità ha avuto un ruolo fondamentale nel tradurre quest’opera: leggevo le battute a voce alta, più e più volte, e ascoltavo molti audiolibri». Il traduttore ha curato molto, dunque, la resa delle battute, che dovevano seguire un ritmo incalzante negli scambi, a volte allontanandosi dalla norma, cercando termini più desueti e inseguendo una sorta di affettazione che gli ricordava i film degli anni Trenta. Questo aspetto gira intorno al concetto dell’onestà, o meglio, dell’ernestà – termine coniato dallo stesso traduttore per giocare su quel senso di ambiguità che pervade il testo. I personaggi stessi sono consapevoli di essere una finzione portata all’estremo. «La vera differenza tra “serious” e “earnest” è nelle qualità morali associate al secondo aggettivo», le stesse caratteristiche che l’uomo vittoriano doveva possedere e che tutti, quindi – Gwendolen per prima – ricercavano.

Franca Cavagnoli e Antonio Bibbò
Franca Cavagnoli e Antonio Bibbò durante il salotto di traduzione dedicato a Oscar Wilde

E poi siamo arrivati alla seconda domanda fatidica: i pronomi allocutivi. Una commedia vittoriana è bene tradurla facendo dare del “tu” o del “voi” ai personaggi? Cavagnoli e Bibbò sono perfettamente d’accordo. L’Earnest – così come Il grande Gatzby, ricorda Cavagnoli, uscito nella sua traduzione per Feltrinelli a maggio 2013 – è un’opera moderna, e come tale deve risuonare all’orecchio del lettore. Per questo i personaggi si danno del “lei” e del “tu”, mai del voi.
Per concludere, grazie a una domanda del pubblico, siamo arrivati a parlare di strategia traduttiva. Interessante è stata la spiegazione di Bibbò, che ha sottolineato come la strategia possa variare nel corso del testo. Tendenzialmente, il traduttore ha cercato di avvicinare il lettore al testo, mantenendo quindi tutti quei riferimenti alla società e alla storia vittoriana, talvolta inserendo qualche nota. Bello, però, è il modo in cui ha reso i termini relativi alla sfera culinaria: i “cucumber sandwiches” che mangia Lady Bracknell sono diventati tramezzini al cetriolo, e i muffin della celebre scena in giardino con Jack e Algernon sono diventati focaccine. Non aveva senso, spiega Bibbò, lasciare il termine “muffin”: sarebbe stato fuorviante per il lettore italiano, che si sarebbe subito immaginato i muffin americani. E invece…

 


Quando sono nei guai, la mia unica consolazione è mangiare. Anzi, quando sono davvero in guai seri, come potrebbe confermarti chiunque mi conosce intimamente, dico di no a tutto, ma mai a cibo e bevande. Ora come ora le focaccine le mangio perché sono infelice. E poi, io vado matto per le focaccine. (Algernon)

Dopo uno scambio di battute durato circa due ore, Franca e Antonio chiudono il salotto e, come tutti gli eventi letterari che si rispettino, ci spostiamo nell’altra stanza per un brindisi con un buon bicchiere di prosecco. E le chiacchiere continuano.

Grazie di cuore ad Antonio, una persona straordinaria e disponibile – e grazie anche per i buonissimi cioccolatini alla Guinness, arrivati direttamente dall’Irlanda! Grazie a Franca Cavagnoli, che ha fatto da regista durante queste due ore all’insegna della letteratura e, soprattutto, della traduzione dei classici.

Cristina, Ilaria, Martina

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