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La cameriera era nuova, Dominique Fabre

Traduzione di Yasmina Melaouah, Calabuig editore.

 

«Dove era andato tutto quel tempo? Non lo sai, Pierrot? In realtà, il Cercle sarebbe stato sicuramente il mio ultimo bar. Jacqueline Serradura era stata la mia ultima compagna. Qualche settimana dopo essermene andato, ho capito che non avrei potuto sostituirla con un’altra. E invece alla fine non ne ero neanche tanto sicuro. Ma pazienza. Faceva veramente uno strano effetto avere tutto sparpagliato davanti, e non vedere più altro, eppure ero ancora vivo».

Siamo nella periferia di Parigi. Pierre, un cameriere di mezza età, trascorre la sua vita dietro al bancone del bar dove lavora, il Cercle. Lì, fin dalle prime luci dell’alba, serve i clienti affezionati e quelli di passaggio, osserva la gente che corre a lavoro, e le belle donne che si riparano dalla pioggia.
Una mattina arriva Madeleine, “la nuova” che deve sostituire la cameriera Sabrina, a casa per malattia.
Presto, vengono svelati tutti i retroscena del locale: il matrimonio in crisi dei due titolari, la fuga del proprietario, il tradimento, le difficoltà di gestione di un bar.
Le giornate trascorrono veloci, monotone, grigie, mentre Pierre racconta come uno spettatore silenzioso, ma attento le vite degli altri e ci presenta una realtà complessa, piena di non detto e di silenzi indecifrabili. Una riflessione profonda sui rapporti umani, e sullo scorrere del tempo che, inesorabile, passa e non torna più.

Dominique Fabre usa uno stile solo in apparenza semplice. La narrazione è sempre in prima persona, ed è un lungo monologo interiore del cameriere Pierre. I suoi pensieri fuoriescono come un fiume in piena, disordinati, caotici, potenti. La focalizzazione è sempre interna, e questa tecnica letteraria ben riuscita conduce il lettore a vivere le emozioni del protagonista, e a condividerne le sensazioni e i sentimenti.

Una nota di merito va alla traduzione. Yasmina Melaouah mette in gioco tutte le sue abilità traduttive e riesce a rendere in italiano le sfumature lessicali, i tic e le espressioni linguistiche che caratterizzano il cameriere Pierre. Ritroviamo tutti gli elementi del parlato calibrati con grande maestria: il testo è ricco di dislocazioni, che polivalenti, ripetizioni, frasi a volte imprecise.

Un libricino bello e scorrevole. La facilità di lettura deriva dall’incredibile lavoro svolto sull’italiano e dalla capacità indiscussa della Melaouah di restituire un testo che rispecchia a pieno l’originale.

Traduce dall'inglese e dal francese